Integrità e autenticazione

 

Quando un mittente X fa pervenire al destinatario Y sia il messaggio che la firma digitale (il tutto inviato in chiaro oppure cifrato), il destinatario Y può verificare l’integrità dell’invio.
 
Infatti Y può decifrare l’impronta I del messaggio M applicando la chiave pubblica di X (Kxp), ricalcolare l’impronta dal messaggio con lo stesso algoritmo applicato dal mittente (I*), e confrontare impronta ricalcolata (I*) e impronta ricevuta decifrata (I) per verificare che siano eguali (fig. 3). In caso affermativo, Y è praticamente certo che il messaggio pervenuto è nella sua forma originale: infatti in caso di corruzione del messaggio (per intrusione o per errore del canale di comunicazione) le due impronte (I e I*) sono quasi certamente diverse, grazie alle proprietà della funzione hash.
Sistema di integrità e autenticazione
 
Inoltre, se Y è sicuro che la chiave pubblica Kxp ‘appartiene’ a X (cioè X è il depositario della corrispondente chiave privata Kxs), allora l’eguaglianza delle due impronte garantisce anche che quel messaggio è stato spedito da X in quanto l’ha certamente sottoscritto con la sua chiave privata.
 
Assunto che la chiave privata venga gelosamente conservata dal legittimo possessore, che per altro può in ogni momento sostituirla, assieme a quella pubblica, con una nuova coppia di chiavi pubblica/privata, revocando la precedente chiave pubblica, rimangono aperte le questioni relative alla fidatezza delle chiavi pubbliche e al non ripudio, che vengono affrontate mediante l’istituzione delle autorità di certificazione.

 

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Codici medioevali e il disco cifrante

Nel medioevo i cifrari sono soprattutto monografici: nomi e frasi convenzionali vengono sostituiti da simboli speciali. Un altro noto cifrario basato su un macchinario fu il disco cifrante dovuto al famoso architetto L.B.Alberti: il disco era composto di due cerchi cifranti concentrici, uno esterno fisso con 24 caselle contenenti 20 lettere latine maiuscole (inclusa la Z, con U=V ed escluse H J K W Y) ed i numeri 1 2 3 4 per il testo in chiaro; ed uno interno mobile, con le 24 lettere latine minuscole per il testo cifrato.

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