Codici medioevali e il disco cifrante

Nel medioevo i cifrari sono soprattutto monografici: nomi e frasi convenzionali vengono sostituiti da simboli speciali. Un altro noto cifrario basato su un macchinario fu il disco cifrante dovuto al famoso architetto L.B.Alberti: il disco era composto di due cerchi cifranti concentrici, uno esterno fisso con 24 caselle contenenti 20 lettere latine maiuscole (inclusa la Z, con U=V ed escluse H J K W Y) ed i numeri 1 2 3 4 per il testo in chiaro; ed uno interno mobile, con le 24 lettere latine minuscole per il testo cifrato.

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Le 20 lettere maiuscole erano messe in ordine alfabetico, mentre le 24 maiuscole erano in disordine, ciò costituendo un passo in avanti rispetto al codice di Cesare. Fissata una lettera maiuscola come indice (ad es. B), si doveva spostare il disco mobile interno e scrivere, come prima lettera del crittogramma, la lettera minuscola (nel nostro caso j) che corrispondeva alla B; quindi cifrare alcune parole con la lista risultante.

I numeri 1 2 3 4 servivano da caratteri nulli. Quando si decideva di cambiare la lista cifrante, si scriveva la nuova lettera chiave in maiuscolo, in modo da indicare chiaramente al corrispondente il cambio di lista. Ciò fatto, si portava quella lettera ad affacciare l'indice B ed in questa nuova posizione si cifravano le altre parole secondo la nuova lista. Per aumentare la segretezza (le lettere maiuscole costituivano un aiuto non solo per il corrispondente ma anche per il "nemico"), l'Alberti suggeriva di usare uno dei quattro numeri per segnalare il cambio di alfabeto.

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Il famoso codice di Cesare è un classico esempio di codice a sostituzione mediante trasposizione di lettera: ciascuna lettera viene sostituita con quella ottenuta spostandola di un certo numero di posti (circolarmente) nella sequenza alfabetica. In origine il fattore di trasposizione era 3, ma una forma generalizzata può prevedere un fattore compreso tra 1 e 25 (per il moderno alfabeto di 26 lettere).

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